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Frasi che contengono la parola corinzi
), per le quali la ceramografia attica si mostra chiaramente debitrice a motivi corinzi. Presenta un labbro svasato, stretto e poco pronunciato, ma nettamente angolato rispetto al corpo che, dal canto suo, poggia su un corto stelo dal piede svasato; le anse sono poste appena sotto il labbro in posizione quasi orizzontale. L'ornamento floreale presso le anse non ha alcun antecedente corinzio, la decorazione attica riguarda unicamente le pareti esterne, mentre la coppa corinzia ha spesso all'interno un
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per tutti gli uomini e gli stessi angeli. I Corinzi potevano considerarsi privilegiati rispetto agli apostoli che soffrivano per i maltrattamenti dei non credenti. Sofferenza che nonostante tutto veniva sopportata con fede:
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con l'aula divisa in tre navate da due file di possenti pilastri con sezione cruciforme alternati a colonne, dieci per parte, sormontate da capitelli con motivi zoomorfi e capitelli corinzi spesso recuperati da edifici romani preesistenti. Il
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Chiesa di San Giorgio a Porcareccia: chiesa del XIX secolo, in stile rurale, a pianta rettangolare, con intonacatura esterna a calce bianca, portale pseudo romanico, campanile a vela, interno a navata unica decorato da paraste laterali con capitelli corinzi, e altare monumentale a nicchia con la statua processionale.
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Tuttavia Paolo assicura i Corinzi che non sta cercando di raccomandarsi a loro. L'amore di Cristo controlla il ministero dell'Apostolo a causa della sua convinzione nella potenza salvifica del sacrificio di Cristo.
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fu tra i primi ad adottare le figure nere ad Atene continuando a decorare grandi anfore funerarie con grandi figure disegnate con un senso della proporzione sconosciuta ai ceramografi corinzi; per dare maggiore enfasi alle figure nere, non adatte ai grandi vasi ateniesi si tendeva a raddoppiare le linee del disegno.
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con capitelli corinzi, presenta due porte d'accesso e una finestra centrale. L'interno, a navata unica riccamente decorata con stucchi, conserva numerose tele settecentesche. Pregevoli sono quelle raffiguranti le storie di Tobia eseguite da
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) poggiante su poderosi pilastri con capitelli corinzi. Le facce centrali dei pilastri sono lisce, mentre quelle angolari contengono una decorazione a scacchiera con gigli, evidente richiamo allo stemma araldico dei
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Fra gli oggetti importati ci sono innanzitutto vasi di bucchero, di forme diffuse a Capua e Nola, coppe in impasto a superficie bruna-rossastra molto curata con decorazione impressa a rotella, anch'essi comuni nei centri etruschi della Campania, dei balsamari (ariballwi e bombiliwi) che imitano tipi corinzi nella forma e nella decorazione, ed un
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. Presenta una facciata in stile rinascimentale con portale decorato da timpano e oculo centrale, ornato da cornice. All'interno neoclassico spicca l'altare maggiore ricco di intarsi. Due coppie di colonne, una tortile e l'altra scanalata, sormontate da capitelli corinzi, sorreggono un archivolto spezzato, dominato da timpano modanato. La cimasa racchiude la tela del Padre Eterno (XVIII secolo), mentre le pareti laterali presentano dipinti del XVII attribuiti a maestranze abruzzesi, raffiguranti il
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La cappella decorata con marmi mischi, delimitata da colonne in marmo nero, capitelli corinzi, timpano ad arco spezzato e simmetrico con stemma intermedio, ospita nella nicchia la statua marmorea della
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(fatti salvi gli interventi novecenteschi durante i quali vari elementi furono ridisegnati) presenta caratteri sostanzialmente settecenteschi. Il cortile, invece, mostra ancora notevoli capitelli corinzi databili al Quattrocento maturo. L'affaccio su
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. Due gruppi di colonne con capitelli corinzi, tre in successione con l'ultima colonna binata, creano una composizione animata e scenografica con funzioni statiche per entrambi gli ordini della sopraelevazione. Il primo
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Internamente si presenta divisa in tre navate e quattro campate con una navata centrale a botte sorretta da pilastri e due navate laterali coperte da volte a crociera. Su ogni pilastro sono presenti quattro lesene complete di capitelli corinzi. Sulla volta della navata centrale sono narrate tre vicende della vita di san Girolamo Emiliani, partendo dall'ingresso sono:
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Tralasciando la leggenda, si sostiene che chiunque abbia fondato questa colonia lo abbia fatto spostandosi poco alla volta sulla terraferma: all'inizio, dunque, i Corinzi si installano soltanto sull'isoletta di Ortigia
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Secondo la leggenda, con Archia viaggiarono altri suoi compagni corinzi che lo seguirono fino a Siracusa: Teleso, Ezioco, Melituto, Etiope e Bellerofonte. Di costoro, solamente su uno non ci perviene alcuna notizia: Ezioco, che viene citato come nobile compagno corinzio. Dei restanti quattro giunge per ciascuno un diverso aneddoto. Inoltre, pur non essendo menzionato tra i compagni viaggiatori di Archia, le fonti sostengono che tra loro vi fosse anche il poeta corinzio
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), si decise di prolungare la cappella della Maddalena e di costruire l'attuale facciata in pietra ornata da un rosone centrale e da sei colonne con capitelli corinzi provenienti dai ruderi del convento di
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Ultimo aggiornamento pagina:
20 Dicembre 2021
14:02:10